Chi sono

Blogger: Masso57
Nome: massimo
Un tipo buffo che ha imparato che esiste differenza tra le cose che hanno un valore e cose che hanno un prezzo; che la gente a volte ti chiede come stai per non farti capire quanto poco gliene possa importare; che a volte sarebbe meglio chiedere scusa che mandare qualcuno al diavolo; che tifare Inter è una condizione dello spirito, non la ricerca della felicità; che scegliere tra Beatles e Stones significa solo farsi del male; che spesso ci circondiamo di cose inutili ed allontaniamo quelle preziose.

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lunedì, 05 maggio 2008



Il mio corpo fiorisce da ogni vena e più intenso

è il suo profumo da quando ti conosco;

più agile il mio passo, più diritto il mio cammino

e tu attendi soltanto – ma chi sei tu dunque?

 

Lo sento mi allontano e lascio alle mie spalle

foglia dopo foglia stagioni ormai remote.

Sopra di te e presto di me come stelle

all’orizzonte resta solo il tuo sorriso.

 

Tutto quello che attraverso la mia infanzia

senza nome e come acqua ancora splende

io te lo consacrerò recandoti parole

dove arde la tua chioma: sull’altare

dolcemente coronato dai tuoi seni.

 

Rainer Maria Rilke


postato da: Masso57 alle ore 19:41 | link | commenti (3)
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domenica, 02 marzo 2008



Silvia

(Renzo Zenobi)  

Tutto su un tramonto viola acceso
con il tè sopra Firenze,
nuovi giorni prometteva Aprile;
cerchi di limone alle colline,
il tuo glicine sognava,
nodi di mare sulle nostre dita.

Silvia ti ricordi la commedia
recitata ad un sorriso,
la mia voce si accordava lenta,
e Beato Angelico negli occhi
e tuo padre nel cervello,
essenza di ambra
consolava il mio mantello.

Il fuoco di quercia triste
mi guardava con occhi saggi,
da domani un'altra storia
e un'altra faccia
tra i suoi legni,
ed ancora un Giorgione
sopra il letto non ha
svegliato i sogni.

Piove piano sopra terra scura
e un cipresso maschio e canne
si corteggiano con suoni di foglie.
Dolce latte aumenta la coscienza,
soffia via la mente adulta,
da un cappa sale sopra il fumo.

Silvia ti ricordi la paura
tanta gente dietro i vetri
e nessuno ti gettava un fiore,
e la rabbia ormai non ha più voce
lascia il posto a indifferenza
suona forte se non torna
la pazienza.

Che strano, con il mattino
le montagne sono di sabbia
e non sapere dove volare
non vuol dire
sei senza amore,
ed ancora il mio nome
puoi usarlo
per un ventaglio al sole.

Stanco di lottare contro il bianco
il tuo glicine si è arreso
e sulle palme adesso è già l'inverno;
la licenza è quasi terminata,
la stazione e il mio maglione,
la domenica è già consumata.

Silvia benedetta la tua mano
calda al vento in tramontana fresca
per le fronti di fatica;
la Toscana ha vinto, ha già rubato
i tuoi occhi ai suoi colori e cavalchi
ad una caccia fra le monete
nella mia tasca.

________

Domenica pomeriggio, si rimette ordine a cassetti e cassette, torna questa vecchia canzone la cui poesia, dopo 30 anni, è immutata. Omaggio, dunque, a tutte le ragazze che hanno  allungato, almeno una volta nella vita, "una mano calda..per le fronti di fatica"

postato da: Masso57 alle ore 16:09 | link | commenti (4)
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sabato, 09 febbraio 2008

Il dolore

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari,
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.

Nel suo petto batte un orologio
da pochi soldi, timidamente sguscia
di strada in strada, si stringe ai muri
delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. E ha una lettera per te.

Attila József (Budapest,1905 - Balatonszarszo,1937)

(Massimo Troisi ne "Il Postino")


postato da: Masso57 alle ore 19:44 | link | commenti (3)
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venerdì, 25 gennaio 2008

Ode alla vita

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

__________
Poesia di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana, e non di Neruda, come ha osato dire un qualche cialtrone.......

postato da: Masso57 alle ore 13:03 | link | commenti (4)
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giovedì, 10 gennaio 2008

Ciò che ho scritto di noi

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

- Nazim Hikmet


postato da: Masso57 alle ore 20:27 | link | commenti (1)
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venerdì, 07 dicembre 2007



Elegia XIX: andando a letto



Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo,
finché mi affanno resterò in affanno.
Spesso il nemico avendo il suo nemico in vista
dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte.
Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco,
ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello.
Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini,
così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare.
Slacciati, perché quell'accordo armonioso
mi dice di esser già l'ora di recarsi a letto.
Via quel busto felice, che invidio,
perché può starti così stretto.
E via la gonna che svela una tanto bella condizione,
come quando dai campi fioriti l'ombra dei colli si fugge.
Via il diadema tenace, ed esso mostri
il diadema fluente dei capelli che da te si leva:
e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero
in questo sacro tempio dell'amore, su questo soffice letto.
In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti
essere accolti dagli uomini; Angelo, conduci insieme a te
un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene
cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo
questi Angeli da uno spirito malvagio,
quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne.

Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare
avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto.
Oh mia America! Mia nuova terra scoperta,
mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina,
miniera di pietre preziose, mio Impero,
come sono benedetto in questo mio scoprirti!
Entrare in questi ceppi significa essere liberi;
dove metto la mia mano sarà il mio suggello.

Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute,
come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare
per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate
sono come i miei dorati pomi d'Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini,
tali che quando l'occhio di uno stupido s'illumina a una gemma
la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni.
Come dipinti, o come gaie rilegature di libri
fatte per i profani, così sono le vesti delle donne;
in sè le donne sono libri mistici che solo noi,
fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati.
E poiché io sono chiamato a conoscere tanto,
liberamente mostrati come a una levatrice;
getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini:
all'innocenza nessuna penitenza è mai dovuta.

Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque,
per coprirti che altro ti occorre più di un uomo?
____________

(I versi sono di John Donne, il fotogramma è tratto da "Ultimo Tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci: poesia allo stato puro, comunque)

postato da: Masso57 alle ore 07:35 | link | commenti (5)
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martedì, 16 ottobre 2007

Scelus




È notte, c'è luna e silenzio
Caino decide il suo misfatto.
Si sta
ora meticolosamente perpetrando
un rovinoso agguato - a chi? Non si sa bene,
certo alla povera
illusione del mondo
d'esser con le sue pene
immani andato avanti,
cresciuto alquanto. No,
vogliono il crimine, il sicario,
la funesta ricaduta all'indietro dalla scala,
preparano la cruda empietà antropologica,
consumano il reato
primario,
ontologico della volontaria
regressione nella storia
della specie.
Ma ben oltre
l'ottuso anacronismo,
pervade l'uomo ormai una ripugnanza,
ormai concettualmente
la mente umana espelle
da sé la guerra, la sua oltranza.
E questa umanità dilaga
e si protesta e grida
offesa e tradita dai suoi capi,
ripensa ai suoi profeti,
profondamente intesa
da Cristo e dal suo impavido vicario.
_______________

I versi sono di Mario Luzi;
l'illustrazione di Claude Paradin,Devises heroïques,1557.


postato da: Masso57 alle ore 13:03 | link | commenti (4)
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giovedì, 04 ottobre 2007

Paul Verlaine
Ho quasi paura


Ho quasi paura, in verità,
tanto sento la mia vita allacciata
al pensiero radioso
che l'anima mi ha preso l'altra estate,
tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,
questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti!

Io tremo - e tu perdona
la mia estrema franchezza -
se penso che un sorriso, una parola
da parte tua son legge ormai per me,
e che ti basterebbe un solo gesto,
una parola, un battito di palpebre,
per chiudere il mio essere nel lutto
della sua celeste illusione.
________

(Nell'immagine, Laura Morante: l'espressività in una delle sue forme migliori)


postato da: Masso57 alle ore 21:30 | link | commenti (2)
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mercoledì, 12 settembre 2007

Giochi ogni giorno





Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra ghirlande gialle.

Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?

Ah lascia che ti ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire tutti i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
lo posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.

Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola, mi rechi caprifogli,
ed hai anche i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci
gli occhi
e sulle nostre, teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi

- Pablo Neruda-

(Immagine : © Federico Cascinelli)


postato da: Masso57 alle ore 10:04 | link | commenti (7)
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sabato, 25 agosto 2007

IN UNA STANZA ABBANDONATA

Finestre, variopinte aiuole,
un organo vi alterna il suono.
Ombre danzano sui parati,
una bizzarra folle ridda.
Fiammeggianti i cespugli alitano
e vibra di moscerini uno sciame,
lontano mietono sul campo le falci
e un'acqua antica canta.
Di chi è il respiro che m'accarezza?
Rondini tracciano confusi segni.
Lieve verso lo sconfinato scorre
laggiù la dorata regione dei boschi.

Fiamme vacillano nelle aiuole.
Confusa ed estatica la folle ridda
su pei giallastri parati.
Qualcuno guarda entro la porta.
Incenso dolce profuma ed il pero
e imbruniscono cassapanca e bicchiere.
Lentamente si china l'ardente fronte
verso le bianche stelle.


-GEORG TRAKL-

postato da: Masso57 alle ore 13:23 | link | commenti (4)
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